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La via della Seta, la strada percorsa dai mercanti per arrivare in Cina nei secoli passati, ha sempre costituito un itinerario in grado di esercitare un profondo fascino su di noi, e già lo scorso anno avevamo progettato un viaggio che la percorresse almeno in parte e di andare in Uzbekistan, ma avevamo qualche perplessità su questo lontano e misterioso paese. Sapendo che c'era un gruppo Servas, abbiamo mandato una mail ad Anatoly, il presidente nazionale, che ci ha messo in contatto con il suo amico, Rafiq, nonché socio Servas, titolare di una agenzia di viaggi che ci ha organizzato alloggi e trasporti per la nostra vacanza di dieci giorni ad un prezzo conveniente.
Così, rassicurati dall'assistenza degli amici Servas, ci siamo decisi ad affrontare "l’ignoto", superando i timori di trovarci in un ambiente diverso dal nostro. Nel corso del viaggio abbiamo scoperto in realtà un paese meraviglioso, ordinatissimo ed estremamente sicuro, popolato da gente cordiale e con città degne di far da sfondo a storie da "Mille e una Notte". Fra moschee, madrasse, minareti, cupole e cupolette ci hanno colpito la maestosità e pulizia dei viali , la bellezza dei monumenti decorati con bellissime ceramiche blu e la gente accogliente e allegra con i bambini che ci incontravano per strada e ci salutavano con un allegro "hallo".
Il viaggio è cominciato con un momento di vero panico quando all'arrivo all'aeroporto di Tashkent non abbiamo trovato Rafiq ad attenderci. Il panico è aumentato perché i nostri telefonini non funzionavano, quando un tassista locale si è offerto di farci chiamare con il suo. Rafiq, che si era sbagliato sull'orario di arrivo dell'aereo, alla fine ci ha recuperati: poveri naufraghi dispersi su un'isola deserta, come appunto ci siamo sentiti. Da allora in poi è stato il nostro angelo custode, autista, guida, consigliere e amico.
Il cambio di 50 euro è stato una sorpresa perché ci siamo visti consegnare un "pacco" di soldi: ottanta biglietti da 1000 Sum e 40 da 500 e, non disponendo di tasche capienti, Rafiq ci ha fatto anche da ... sportello bancario. Da Taskent ci siamo trasferiti a Samarcanda, dove abbiamo incontrato Anatoly, direttore del Museo Internazionale della Pace e della Solidarietà e grande organizzatore di eventi culturali a scopo pacifista. Con lui e Rafiq abbiamo visitato luoghi fuori dal circuito turistico, abbiamo visto fare il delizioso e famoso pane di Samarcanda e la carta di seta secondo la vecchia tradizione.
Giovanna, naturalmente ha voluto visitare i Bazar dove ha comprato di tutto a prezzi irrisori, suscitando la sorpresa delle donne locali che la vedevano entrare e uscire da tutti i negozietti, accompagnata da tre uomini, Pino (io), Rafiq e Anatoly che aspettavano pazientemente che lei decidesse cosa comprare, dopo lunghe contrattazioni.
La prima sera siamo stati ospiti di Anatoly per una cena che la moglie Irina aveva preparato prendendo un giorno di ferie; ci hanno accolti con musica di sottofondo di Toto Cutugno, che è molto popolare da queste parti. A Samarcanda Anatoly ci ha organizzato cene da altri soci, come Ludmilla che, oltre ai deliziosi piatti locali, si è premurata di cucinare polli ruspanti e conigli che non potessero fare male alla gotta di Pino. Suo marito ci ha fatto bere, senza possibilità di rifiuto, dodici diversi tipi di vini casalinghi fatti con l’uva e con gelsi, ciliegie, fragole, susine etc... e ad ogni vino un discorso e relativo brindisi! Per fortuna i nostri amici uzbeki usano piccoli bicchieri. Così avvinazzati, la serata è stata allietata da cori di canzoni italiane, siciliane, uzbeke e brani di opere varie. Durante la serata Vladimiro, un socio poliglotta ma molto timido e riservato, ha regalato a Giovanna degli antichi rubli del tempo di Stalin.
La terza e ultima sera a Samarcanda siamo stati a cena da Rafiq, dove abbiamo conosciuto la moglie, i figli, le sorelle che avevano cucinato per noi, e il vecchio genitore; tutte persone splendide di cui conserviamo un bellissimo ricordo e dalle quali ci siamo separati con rammarico e commozione.
Il nostro viaggio è proseguito per Bukara e Kiva, sempre con il nostro angelo custode Rafiq pronto a soddisfare ogni nostra esigenza e desiderio e ... a contare soldi per noi. Abbiamo alloggiato in B&B di tipiche case Uzbeche, articolate attorno a un cortile chiuso; le stanze sono accessibili dal cortile e da un ballatoio. All’ingresso c'è un deposito di scarpe perché nelle case si entra rigorosamente scalzi, dato che i pavimenti sono interamente ricoperti di tappeti (quelli che da noi costano un papato), le pareti decorate con "Suzanne" (tipo arazzi ricamati a mano) o con altri tappeti dai colori stupendi.
Abbiamo avuto un tempo splendido e solo alla fine del viaggio abbiamo avuto un giorno di pioggia. Il caro Anatoly, che si preoccupava di chiamarci giornalmente, ci ha detto che "avevamo portato il sole siciliano a riscaldare i loro cuori e che il cielo stava piangendo ora che andavamo via." Come non commuoversi a tanto straordinario e generoso affetto?
hanno contribuito a questa pagina: Anna Cristina Siragusa
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pagina modificata il Wednesday 29 di Settembre, 2010 01:33:25 CEST da Anna Cristina Siragusa.
