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Dalla lettera alla coordinatrice regionale.

Ciao Francesca,
sono appena tornato da un viaggio in Palestina e Israele: ho camminato da Nazareth a Betlemme, ed è stato un viaggio molto coinvolgente.

La vita dei palestinesi è molto dura: sono soggetti alle imposizioni degli israeliani, che loro considerano degli invasori, e hanno il problema dell' acqua, che devono comprare a caro prezzo e comunque in quantità minima, dagli israeliani, poiché i confini sono segnati in modo che i pozzi e le falde acquifere sono su quel lato.

C'è il problema dei profughi, che hanno dovuto abbandonare case e terreni in Israele ed ora vivono in tende occupando proprietà private. C'è il muro, che separa i due territori e serpeggia tra le case di Betlemme.
Certo, noi abbiamo sentito solo una campana, ma abbiamo anche visto.

Abbiamo camminato per 140 km, ovunque accolti con grande ospitalità, a volte in alberghi, altre volte presso famiglie. Ci hanno mostrato con orgoglio i loro uliveti, i campi coltivati, i musei, le strutture di socializzazione. Poi c'è stato l'impatto con i "luoghi sacri" dei cristiani, a Betlemme e soprattutto a Gerusalemme.

Maree di stranieri che si professano pellegrini, che pregano e cantano con la macchina fotografica in mano, perché ogni posto deve essere immortalato. Nei luoghi sacri non vedevi altro che lampeggiare di flash, gente che si faceva fotografare vicino alla colonna, al quadro, alla reliquia, persino a un metro dall'ebreo che prega davanti al muro del pianto.
Code inverosimili in ogni dove.

Insomma, non mi sono emozionato neanche un po'... anzi. Preferisco la folla dei souq, le insistenze dei commercianti, i banchetti colmi di frutta e verdura variopinta, il labirinto dei vicoli, gli scavi archeologici dell'epoca romana, i quartieri della città, così diversi tra di loro, quello ebraico popolato da gente con abiti scuri e il caratteristico cappello nero, quello musulmano con le donne velate, quello armeno (abbiamo assistito a una funzione in una chiesa scura e ricchissima di lampade e tappeti. I monaci cantavano. Atmosfera suggestiva, anche se non ho capito niente).

A me piace questo bel caos, questo crogiolo di gente così diversa. Insomma, vorrei tornare. Vorrei tornare ma facendo l'esperienza incontrando dei Servas.
Ho già preso contatti. In estate vado a vivere 40 giorni nel quartiere musulmano della città, in un appartamentino arredato, studio l'arabo all'università, faccio volontariato.

Un amico mi dice che questo mio continuo viaggiare gli fa pensare che io sia in fuga da qualcosa. Che sia vero? Ci penserò, ma a mi non me par...



hanno contribuito a questa pagina: Anna Cristina Siragusa .
pagina modificata il Wednesday 29 di Settembre, 2010 01:25:18 CEST da Anna Cristina Siragusa.

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