Italiano
Il mio desiderio era di visitare l’Ecuador, un Paese che in un modo o nell’altro sentivo molto vicino, in quanto conoscevo persone cui ero particolarmente legata. Inoltre, grazie alla madre di una mia amica, abbiamo contattato un suo amico prete salesiano, ormai in missione là da anni, il quale ci ha invitati senza indugi a operare a Guayaquil, con Los Chicos de la Calle.
Così il 21 settembre 2009 ci siamo imbarcati, per la verità non senza problemi. Infatti, nella nostra ingenuità non ci eravamo procurati alcun visto e, siccome all’aeroporto di Bologna non volevano lasciarci partire dicendoci che col nostro tipo di biglietto saremmo potuti restare in Ecuador solo tre mesi, abbiamo dovuto comprare su due piedi un volo che, alla scadenza di tale periodo, ci facesse raggiungere dall’Ecuador il Perù. Ma questo escamotage non ha sortito il risultato sperato, per cui in Ecuador abbiamo dovuto procurarci ugualmente il visto necessario.
Siamo partiti, quindi, con mille curiosità per la vita che ci aspettava oltre oceano nei sei mesi e mezzo successivi.
Il lavoro con i Salesiani sarebbe iniziato a metà ottobre, così il primo mese l’abbiamo trascorso viaggiando da Quito a Guayaquil e visitando diverse città. Gli ospiti Servas in Ecuador non sono moltissimi. A Quito sono relativamente numerosi, però quasi nessuno ha risposto alle nostre e-mail, e quei pochi che l’hanno fatto ci hanno comunicato la non disponibilità a ospitarci. Ci siamo avvalsi allora di ospiti dell’organizzazione Couch-surfing, che ci hanno accolti nelle loro case a Quito e a Tena, città della zona amazzonica, più in altre località in Perù.
I nostri primi ospiti Servas li abbiamo incontrati a Cuenca. In questa splendida città coloniale ricca di architettura in molti ci avevano risposto in maniera entusiastica. Tra questi abbiamo conosciuto la famiglia dei Cardoso, residenti in una grandissima e lussuosissima casa, in cui siamo stati trattati con ogni riguardo. Vive con loro anche una cagnolina, Carmela, che, poverina, è, come la nostra gatta in Italia, paralizzata nelle zampine posteriori e girava per casa con il pannolino addosso…
Arrivati a Guayaquil abbiamo iniziato la nostra attività sia con i bambini che vivevano con noi nella struttura salesiana sia con quelli della parrocchia di una zona degradata chiamata Bastion Popular.
Il tempo è passato rapidamente e dopo due mesi già eravamo pronti a ripartire, questa volta per il Perù. A Lima siamo stati ospitati da Margarita Chan e dalle sue due figlie, che sono state così gentili da tenerci in casa per cinque giorni, giusto fino alla nostra partenza per la Florida. Eh, sì, perché nel frattempo era arrivato l’invito di mio zio a trascorrere il Natale a casa sua a Tampa, giusto per non farci mancare proprio niente. Lima è una città splendida e Jessica, la figlia maggiore, ci ha intrattenuto portandoci in giro per la città.
Abbiamo poi proseguito il viaggio visitando Cuzco e il Machu Picchu, Puno e il lago Titicaca, Arequipa e Ica. Ad Arequipa abbiamo incontrato un’altra Servas, Lilliams Bustinza, la quale è stata un’ottima guida della città, peraltro bellissima, e ci ha dato preziosi consigli su come muoverci in bus per il Perù.
Tornati a Guayaquil, abbiamo continuato il lavoro per un mese, prima di ripartire definitivamente. Visto che il Perù ci aveva incantato, abbiamo deciso di visitare anche il nord del Paese, attraversando questa volta via terra il confine nella zona di frontiera più sperduta che ci sia… Abbiamo visitato Chachapoyas, Chiclayo, Cajamarca, Trujillo e Mancora. A Trujillo abbiamo incontrato la simpatica Cecila Ugas e il suo bambino. Quest’ultimo, abituato a parlare inglese con tutti gli ospiti Servas che capitavano a casa, aveva cominciato anche con noi a intavolare un discorso in questa lingua, rimanendo molto deluso nel momento in cui noi però gli abbiamo fatto capire che, quali italiani pigri e poco portati per le lingue, lo spagnolo era per noi molto più congeniale!
Rientrati in Ecuador, ci siamo dedicati al mare, trascorrendo molti giorni in alcune località della costa, per poi arrivare a Otavalo, fare shopping compulsivo nel suo famoso mercato, per l’acquisto dei regali da portare a casa, e infine arrivare al nostro punto di partenza: Quito. Come già a settembre, a Quito non abbiamo trovato ospitalità e allora abbiamo deciso di contattare anche quei Servas che avevano indicato sulla lista la loro disponibilità per ospitare una persona sola . E in questo caso abbiamo avuto più fortuna, in quanto siamo stati accolti nella casa di Rosario Garcia, che è stata davvero gentilissima, viziandoci a più non posso e facendoci sentire come a casa nostra.
Da Quito, infine, la nostra partenza per il ritorno a casa … Con la consapevolezza di aver fatto un’esperienza unica e magnifica e con la triste sensazione che il tempo fosse trascorso troppo velocemente.
hanno contribuito a questa pagina: Anna Cristina Siragusa
.
pagina modificata il Wednesday 29 di Settembre, 2010 01:10:52 CEST da Anna Cristina Siragusa.
