Negli U.S.A. con Servas: Pellegrino, Profugo e Turista Compulsivo
di Massimo D’A., ViareggioHo scoperto SERVAS per caso nel Maggio 2008. Una rete di improbabili coincidenze mi aveva portato in un monastero Zen nei pressi di San Francisco: Green Gulch Farm (www.sfzc.org). Ci ero arrivato come un profugo, lasciandomi alle spalle una vita andata in mille pezzi a 45 anni, cercando rifugio nella saggezza del Buddhismo e nel calore di una comunità di praticanti autentici e dedicati.
Parlando una sera a tavola saltò fuori l’esistenza di SERVAS. Da quel dialogo prese vita una nuova possibilità… forse oltre che profugo mi sarei potuto considerare un pellegrino, alla maniera dei “monaci girovaghi” che si muovevano di monastero in monastero rimanendo ospiti per due notti.
Ma cosa c’entra SERVAS con i monasteri? Beh, … il mio pellegrinaggio puntava a considerare l’ordinario della vita quotidiana come luogo “sacro”, perché cercando sempre di essere coinvolto in situazioni intense ed eccitanti avevo perduto il senso del semplice e dell’ordinario della vita familiare.
Dopo 7 mesi di vita monastica, confinata in una stretta valle a picco sul mare decisi nel Gennaio 2009 di partire per 5 settimane con SERVAS. Al di là delle due colline che limitavano quella ristretta valle c’era l’America… la grande, vasta e mitica America era là fuori ad aspettarmi.
Ma l’America non e’ un luogo qualsiasi. Era la prima volta che ci mettevo piede, dopo 45 anni di film, libri, racconti, documentari e sogni.
E così oltre al profugo e al pellegrino, un nuovo personaggio si fece largo sulla scena: il turista compulsivo. Avrei voluto visitare tutti i posti del sogno americano: New York, Hollywood, Yellowstone, il Grand Canyon, il Far West, … … Fui preso come da una vertigine… Che ne era rimasto dei grandi e buoni propositi di semplicità del povero pellegrino?
Fu una dura lotta tra profugo (disperato), pellegrino (saggio) e turista compulsivo (maniaco), ma a costo di molta fatica i tre riuscirono ad accordarsi sul percorso: da San Francisco in California a Santa Fe nel New Mexico, il Far West.
Dunque il 14 di Gennaio 2009 siamo partiti noi tre, il profugo, il pellegrino e il turista compulsivo, con l’autobus degli americani poveri (Greyhound), da San Francisco alla volta di Santa Cruz dove ci aspettava il nostro primo ospite in assoluto.
Eravamo nervosi, specialmente il profugo che si vergognava a rispondere alle immancabili domande “Di cosa ti occupi in Italia?”. Oh my God! Ho 45 anni e non ho più un lavoro né una famiglia né un luogo dove vivere! Meno male che c’era il pellegrino a darci coraggio.
Seduto in autobus immaginavo il volto di Marcia, classe ’44 e moglie di Chris classe ’40, che sarebbe venuta a prenderci alla stazione. Avevo scelto una coppia di pensionati per evitare il confronto con persone mie coetanee o più giovani e con la speranza di ricevere una più calda accoglienza.
Marcia e Chris sono due dolcissime persone che mi hanno accolto nella stanza della loro figlia ormai sposata, piena di foto e di oggetti che raccontavano tante storie da rimanere affascinati. Sì, era in effetti un luogo sacro come avevo previsto… dormire in una stanza piena dei ricordi di un’altra persona. Quante speranze e forse anche lacrime di adolescente avevano riempito quello spazio… e quanti sogni… e quante lettere scritte e lette su quelle poltrone… E quante immagini riflesse su quegli specchi.
Marcia e Chris erano stati degli Hippie negli anni 60. Sul tavolo del salotto si trovava in bella mostra il libro di Marcia appena pubblicato sul loro viaggio in Asia in autostop di 40 anni fa, con le bellissime foto di Chris e in copertina una versione 20enne di loro due con il grande zaino sulle spalle. Parlare di crisi esistenziali e di Buddhismo con loro è stato come parlare di calcio con gli avventori di un qualche “bar dello sport” in terra italiana.
E la mattina dopo scendendo allegramente la collina verso il mare a cavallo della mountain bike prestatami da Chris ho sentito un senso di libertà e di ringraziamento verso la naturale abbondanza della vita.
Già… ma come convincere il turista compulsivo che pur essendo Santa Cruz la mecca del surf non è detto che tutti i giorni in mare ci siano le grandi onde che si vedono nei film? Ci ha tenuti prigionieri per ore di fronte alla famosa scogliera dei surfisti per cercare di scattare almeno una foto di un’onda gigante, come si vede nelle pubblicità, da presentare come trofeo agli amici in Italia.
Sono state 5 settimane molto intense, con 10 famiglie SERVAS visitate e tante tante storie che prenderebbero un intero libro per essere raccontate: Monterey, Big Sur, San Luis Obispo, Santa Barbara, Los Angeles (ve lo immaginate il turista compulsivo a Hollywood!?), Joshua Tree National Park, Sedona, Gran Canyon, Zion National Park, Bryce National Park, Mohab, Arches National Park, Canyonland National Park, Durango, Mesa Verde National Park, Tucson – Saguaro National Park, Santa Fe.
A volte l’interazione sociale si faceva faticosa e mi sono concesso uno stop in qualche ostello. Alla fine delle 5 settimane comunque ho sentito che non ce l’avrei fatta a continuare. Avevo desiderio di fermarmi più a lungo in un posto, intessere relazioni più profonde e interagire anche attraverso la condivisione del lavoro.
Ho accolto con gioia l’arrivo nel monastero di Upaya a Santa Fe dove ho ripreso a lavorare.. Ma dentro di me risuonavano ancora le voci, le immagini, i racconti, i personaggi di un’incredibile viaggio all’interno delle famiglie Americane.
Adesso che sono in Europa il mio pellegrinaggio continua (foto e altre info su maxpilgrimage.wordpress.com), ma questa volta siamo partiti solo in due. Il turista compulsivo e’ rimasto a casa. Non ce la facevamo più a sopportarlo
