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Annamaria, nuova ed entusiasta socia di Como, mi ha inviato la Sua bella relazione di viaggio a Barcelona, che volentieri pubblico
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E’ esattamente una settimana che sono tornata dal mio primo viaggio con Servas ed il ricordo che ne serbo è ancora tanto vivo.
Penso che come tutte le prime volte, il ricordo sarà lunghissimo e dolce.
Avevamo, io e la mia amica svizzera due biglietti di volo omaggio e potevamo scegliere fra le tante destinazioni europee: la scelta, dopo un po’, cadde su Barcellona che io conoscevo già ma la mia amica no.
Cosi’ abbiamo iniziato a contattare gli host della città e dopo qualche risposta negativa ma motivata e gentilissima, abbiamo avuto la conferma da parte di Matilde e di Juan Ramon.
La signora sembrava asciutta e molto misurata con le parole; alle nostre mille domande, se dovevamo portare lo sleeping bag, con quali mezzi potevano raggiungere la sua casa, che temperatura ci fosse a Barcellona, rispondeva invariabilmente: You’re welcome. Call me from Gerona. Bye.
Lo stesso capitava con Juan Ramon: alle nostre due email piene di domande, entrambe le volte, due righe di risposta: we’re waiting for you. See you.
Sic et simpliciter.
Cosi’ abbiamo afferrato il concetto che erano persone non molto loquaci e ci siamo adeguate.
Quando si dice che le prime impressioni sempre sono quelle giuste!!!...
Niente di più deviante…
L’accoglienza di Matilde è stata ottima: ha aspettato la nostra telefonata da Gerona per darci le indicazioni dei mezzi da prendere e una volta arrivate da lei, ci ha accolte con un abbraccio caloroso e ci ha subito spiegato, a noi novelline di Servas, tante cose che riguardano l’ospitante e chi riceve ospitalità.
Dopo un’oretta, consegnandoci le chiavi di casa per lasciarci libere di uscire e rientrare, ci ha invitate a uscire per scoprire la Rambla e il quartiere gotico, mentre lei preparava la cena a cui eravamo invitate.
Cosi’ ci siamo immerse nella colorata atmosfera della città perdendoci in un dedalo di stradine e stradette piene di gente, che era una delizia!!!!
Como è deserta dopo la chiusura dei negozi, ma anche Milano lo è…
Le strade di sera sono piene di auto, se si va al cinema c’è gente, i ristoranti sono pieni, ma la gente non cammina per le strade, non c’è il piacere della passeggiata in quelle ore dolci dopo il tramonto, quando, liberi finalmente dalle ore lavorative, è bello perdersi in chiacchiere e risate mentre ci si sgranchisce ossa, ossicini, muscoli, mente e cuore…
Di ritorno a casa, Matilde aveva preparato una succulenta tortilla di patate e un piatto catalano a base di spinaci, pancetta, salsiccia di sangue, uva sultanina e pinoli.
Che delizia, ragazzi!!!!
Dandomi la ricetta, il discorso è caduto, ovvio, sulla cucina italiana che lei aveva conosciuto in vacanze romane e siciliane per finire con un invito da parte nostra ad allargare la sua conoscenza culinaria dell’Italia, venendo ad assaggiare la nostra del Nord.
La mia, in realtà, lascia molto a desiderare, ma per l’occasione, figlia e vicina di casa mi darebbero una mano per ben figurare!!!
La serata fu piacevole e molto distensiva: io almeno mi sentivo di casa…, cosa che mi capita raramente quando incontro persone per la prima volta.
Dalla cucina, con salti non sempre chiari e logici, passavamo a parlare di temi sociali, di tradizioni popolari della Catalunya, della sardana, dei rispettivi alberi genealogici in lungo e in largo, per finire a parlar male del povero e onnipresente Berlusconi, “prezzemolino” di turno in ogni conversazione rilassante che si protrae per un po’.
Era cosi’ bello quel miscuglio di domande in inglese, risposte in italiano, controbattute in spagnolo, arricchito da sapienti gesticolazioni, - novella, ma piacevolissima torre di babele, - che, senza renderci conto del tempo che passava, siamo rimasti attorno al tavolo fino a mezzanotte.
Il mattino dopo abbiamo invitato Matilde per un caffè fuori e con lei siamo anche andate alla coloratissima Boqueria, che mi ha ricordato per l’esposizione, da vera opera d’arte, di frutta, funghi, legumi e verdure, quello di Melbourne.
Da sole poi abbiamo proseguito la giornata con la visita guidata del Palau de la musica de la Catalunya, dove ho lasciato il cuore e un pezzetto di tutta me.
Non conoscevo, prima di questo viaggio, l’ architetto artefice di tale capolavoro del modernismo, Lluis Domenech i Montaner, (lo stesso dell’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, ammirati poi verso sera).
Davvero un peccato non essere riuscita a prenotare un concerto qui, ma non ce n’era il tempo: quando abbiamo deciso il viaggio, era già Tutto Esaurito!!
Poi abbiamo “attaccato” i luoghi di Gaudi’ con la Sagrada Familla e Parco Guell che la mia amica non aveva mai visto e che a me avevano tanto emozionato una quindicina di anni fa.
A sera, ancora un invito a cena, stavolta con il suo compagno di vita, silenzioso e tenerissimo con Matilde, e Tonino, un amico della coppia, non di Barcellona, rimasto poi a dormire per partecipare ad uno sciopero d’insegnanti previsto per il giorno dopo.
Stesso clima amichevole e distensivo della sera precedente, arricchito da sonore e aperte risate di Tonino che, tra le altre cose, ci parla ampiamente dell’orgoglio si essere e sentirsi catalani.
Anche stavolta circonvoluzioni da parto podalico tra gli argomenti via via affrontati e liquidati, e, degustando un’insalata di peperoni e deliziose coscette di pollo arrosto innaffiato con dell’ottimo vino rosso, senza accorgerci, era già mezzanotte.
Il mattino successivo giunse il momento dei saluti.
E con tanto di brioches fresche e fumanti; le aveva portate Tonino, uscito di mattina presto per comprarle per noi.
La terza giornata barcellonese trascorre in compagnia di Picasso e del suo museo, che avevo visto non 15 anni fa, ma nel lontanissimo 1963!!!! (46 anni fa) e di cui ricordavo soltanto le volte basse.
Ovviamente ho percorso le stanze ricercando qualcos’altro tra i miei ricordi, ma, ahimè, nulla rispondeva all’appello!!!
Cosi’ ho avuto un’emozione genuina di fronte a dipinti tipo Scienza e carità o Prima Comunione.
Poi abbiamo proseguito per la visita nelle case Pedrera e Batlo’ e, a sera, dopo aver ripreso i trolley in casa di Matilde che non c’era, e aver incontrato nella rambla Tonino che ci ha riservato le ultime attenzioni facendosi carico dei bagagli e indicandoci l’ascensore per il metro’, siamo arrivate dai secondi nostri ospiti: Juan Ramon e Paolo.
Anche loro ci hanno consegnato subito le chiavi di casa e ci hanno mostrato l’appartamento, indicandoci il bagno con la porta gialla (perché di notte tutte le porte sembrano uguali...), la cucina, la loro camera e la nostra.
Fiori e piante dappertutto, colori, sculture esotiche, ricordi di viaggi: in breve la loro casa rifletteva appieno le loro anime, gentili e semplici, cordiali e aperte, sensibili e ottimiste.
L’invito a cena era stato già programmato con riso e pesce, insalata verde e feta, vino e frutta.
E anche da loro è stato bello.
Non con millecinquecentottantatre argomenti; pochi, praticamente uno: l’arte in tutte le sue sfaccettature.
E’ stato uno scambio positivo: Paolo e io, seduti di fronte a cena, parlavamo in italiano (Paolo l’aveva studiato per anni per poter leggere la Divina Commedia!!!) mentre Juan Ramon, nato in Germania, parlava in tedesco con la mia amica.
Ogni tanto ci trovavamo sul terreno neutro dell’inglese, ma poco, perché Juan Ramon lo parla appena.
Anche per la terza sera abbiamo fatto le ore piccole: era l’una quando ci siamo separati,
Il giorno dopo, ultimo del nostro breve ma intenso viaggio, abbiamo seguito le indicazioni di Paolo che ci aveva parlato di un pittore catalano, Joaquin Sorolla, le cui enormi tele decorano la biblioteca della Società Ispanica in America.
Ora queste tele erano in mostra al museo nazionale dell’arte della Catalogna a Barcellona ed era percio’ un’occasione da non perdere: rinviammo così lì per lì ad un prossimo viaggio la visita alla Collezione Combè e al Thissen, previste per quel giorno, per andare a conoscere questo interprete del passato dell’anima catalana.
Due ore davvero spese bene!!!
Che colore in quelle tele di pescatori al rientro da una notte in mare, quanta allegria quando descrivono una festa popolare, che tripudio di suoni (parrebbe di sentirli!!) e movimento là dove si canta e si balla.
Davvero mai rinuncia mi è parsa più meritevole!!!.
Mi perdonino Rubens, Van Dyck, Guido Reni e gli altri per aver preferito per quel giorno Sorolla a loro!
Che altro dire ancora del nostro viaggio!?
Ah!, che per esempio ora c’è un allegro andare e venire di email da Como a Barcellona e viceversa, di inviti a leggere questo, a vedere quell’altro o a sentire quel tal concerto.
Ed anche inviti da parte nostra a venire a trovarci a Como e da parte loro a ritornare a Barcellona..
Esperienza meravigliosa, dunque, sotto tutti i profili.
Come prima volta non poteva capitarci di meglio.
Matilde, Juan Ramon (nonostante il suo risotto e pesce totalmente insipido!) e Paolo rimarranno a lungo nel mio cuore…
Dove mai avrei potuto trovare persone che appena ti vedono ti danno le chiavi della loro casa e ti trattano come fossi da sempre parte della loro vita!?
Ma vorrei chiudere con una citazione di Balzac dal suo “Il curato di Tours”, letto alcuni giorni fa..
…. “Anzitutto l’uomo non fu che puramente e semplicemente padre, il suo cuore pulsava calorosamente, concentrato nel raggio della famiglia.
Poi visse per una tribu’ o una piccola repubblica; ….
Poi fu l’uomo di una casta o di una religione, per la grandezza della quale spesso si dimostro’ sublime; ma allora il campo dei suoi interessi si ingrandi’ includendo tutte le regioni intellettuali.
Oggi la vita dell’uomo è unita a quella di una patria immensa; tra poco si dice che la sua famiglia sarà il mondo intero.”
Grazie, SERVAS!!
Notizia inserita il: 05-04-09 Creata da: Ambrogio RADAELLI [2386]
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