Peter, amico caro
L’ altra notte in un ospedale di Oxford un caro amico ci ha lasciati, dopo aver regalato a tutti noi i suoi intensi generosi profetici ottantatre anni.
Si chiamava Peter Benenson ed è stato il fondatore di Annesty International.
Nella sua casa di campagna nell’Oxfordshire -dove ha vissuto in questi ultimi anni- e dove trascorreva lunghi periodi anche in precedenza dividendo il suo tempo con la casa londinese, Peter ha avuto modo di offrire ospitalità -con la semplicità e la generosità che lo caratterizzava- anche ai curiosi viandanti Servas che avessero deciso di andarlo a trovare.
Fortunati quei viaggiatori e sicuramente indimenticabili quegli incontri nel periodo durante il quale Peter , a partire dagli inizi degli anni ottanta, accettò di dare una risposta concreta alla proposta Servas nella quale si era imbattuto poco prima in Italia.
L’humus ideale per questo incontro italiano fu il suo amore per un piccolo angolo di paradiso incastonato nelle prealpi: il piccolo Lago d’Orta, dove Peter e la sua famiglia presero ad affittare un piccolo appartamento nella località di Pettenasco, proprio a pochi metri dalle tranquille acque del lago. Lì Peter –che nel 1961 aveva lanciato l’idea di un’amnistia per i prigionieri per motivi di opinione dopo aver letto un articolo in cui si denunciava l'arresto di due studenti in un caffé di Lisbona, “colpevoli” di aver fatto un brindisi alla libertà- durante i suoi numerosi soggiorni annuali, si incontrò con la realtà locale e maturò nuovi disegni per future iniziative.
Ci conoscemmo in una di queste occasioni, e poi ci frequentammo.
Peter fu più volte ospite a casa nostra (dove non disdegnò di lavare i piatti e di trafficare con piccole riparazioni domestiche secondo il suo stile), conobbe il neonato gruppo novarese di Amnesty International e scoprì Servas.
Con la generosià di sempre accettò tra l’altro anche di partecipare -con un suo intervento e del tutto gratuitamente- alla Conferenza di Servas International organizzata a Roma nel maggio del 1986.
Schivo e alieno da compromissioni sia pure formali con i potenti di turno, rifiuto sistematicamente le offerte di onorificenze ufficiali da parte dei vari governi inglesi che si sono susseguiti in questi ultimi quarant’anni.
Ho qui davanti la sua ultima cartolina di Natale, inviataci un paio di mesi fa: un ultimo piccolo ricordo di un grande uomo.
«La vita di Benenson è stata un coraggioso testamento del suo impegno visionario di lottare contro l'ingiustizia nel mondo», ha detto Iren Khan, attuale Segretaria Generale di Amnesty «la sua eredità è un movimento mondiale per i diritti umani che non morirà mai».
Convinto che l'opinione pubblica sia una grande forza quando esprime compatta la propria indignazione, Peter Benenson ebbe la grande intuizione di utilizzare i media allora disponibili, scrivendo un articolo per l' "Observer", intitolato "The Forgotten Prisoners"- I prigionieri dimenticati . Questo articolo ed un servizio apparso su "Le Monde" lo stesso giorno annunciavano il lancio di una campagna annuale denominata "Appello per un'amnistia, 1961", il cui obbiettivo era ottenere un'amnistia per tutti coloro che erano in carcere per le loro opinioni politiche o religiose.
Era l’inizio di “Amnesty International”.
Nel dire “grazie” a un caro amico nessuno di noi dimenticherà il suo sorriso, la sua inconfondibile voce, la sua disponibilità, la sua intelligente semplicità, la sua calda umanità, la sua profetica intuizione, la sua grande immaginazione.
Luigi Uslenghi
uslenghi@fauser.it
Nel sito internazionale di Amnesty International, nella sezione news, potete andare a rivedere un videoclip ben fatto su e con Peter Benenson.
L’indirizzo comunque è:
http://news.amnesty.org/mavp/mediaclip.nsf/0/5982E1E37E56174580256BDB003A8891