Il dottor Younus Shaikh è il presidente e fondatore di Illuminismo, un’organizzazione pakistana associata all’IHEU (International Humanist and Ethical Union). Insegnante presso il College di medicina a Islamabad, ha vissuto e lavorato a lungo in Gran Bretagna. L’associazione del dott. Shaikh promuove i diritti umani e la pace nel suo paese e in tutta l’Asia.
Il 4 ottobre 2000, Shaikh è stato arrestato dalla polizia di Islamabad in base alla temuta sezione 295-c (reato di blasfemìa) del codice penale pakistano. La polizia, dopo iniziale reticenza, ha informato che il motivo dell’arresto è l’accusa di oltraggio al profeta per aver dichiarato che Maometto divenne musulmano a 40 anni (cioè dopo la Rivelazione) e che i suoi genitori non erano musulmani, perché morirono prima della Rivelazione; nessun insulto, o commento irriverente. Eppure se quest’accusa viene provata, Shaikh sarà condannato a morte. Il dr. Shaikh ha 45 anni e vive solo, ed è stato licenziato dopo l’arresto. Un giornale di Islamabad, il Khabrain, ha iniziato una campagna contro il dottore per chiedere la pena di morte, che è l’unica pena prevista obbligatoriamente per blasfemìa.
Il 19 ottobre, alla prima udienza, il dr. Shaikh non aveva nemmeno un avvocato. Gli avvocati non ardiscono difendere rei di blasfemia, per paura degli integralisti. Persino i giudici sono impauriti. Un gruppo di una ventina di religiosi sono entrati nel tribunale per perseguire il loro caso contro il dottore. Rappresentano il Majlis-l-Khatam-l-Nabuwat, una delle associazioni integraliste pakistane più virulente. Il dr. Shaikh non era neanche in condizione di leggere le accuse, in quanto gli avevano a bella posta distrutto gli occhiali, e non aveva il permesso di parlare ad alcuno. Per fortuna, sembra che la polizia non l’abbia torturato. Finora.
La legge antiblasfemìa, in Pakistan, non definisce esattamente il reato. Questa legge si è prestata e si presta dunque ad ogni abuso, per saldare regolamenti di conti tra privati. In questo caso, uno studente arrabbiato ha fatto la spia ai fondamentalisti. Infatti chiunque può accusare di blasfemia pur senza essere un testimone oculare, come in questo caso. La denuncia è stata fatta da un religioso, Maulana Asghar Khan. La polizia non ha avuto bisogno di mandato d’arresto, e l’unica prova richiesta è «la testimonianza di due maschi adulti musulmani che siano noti per essere persone degne di fede e non abbiano commesso peccati mortali». Il giudice deve per legge essere musulmano. C’è da dire che spesso questi processi non si concludono con condanne perché l’accusato viene linciato dalla folla direttamente in tribunale.
Le minoranze religiose in Pakistan (sciiti, ma anche ahmadia, cristiani, indù) vengono duramente represse, nonostante le promesse del Quaid-l-Azam Mohammad Ali Jinnah, il fondatore del moderno Pakistan, di concedere a tutti i cittadini libertà di culto. A nulla è servito il sacrificio del vescovo cattolico di Faizalabad, Giovanni Giuseppe, che si è tolto la vita pubblicamente nel 1998 per protesta contro questo stato di cose. Il Pakistan è di fatto una teocrazia musulmana sunnita, e le recenti dichiarazioni del generale Pervez tese a rendere meno rigido il regime si sono scontrate con le reazioni della folla, aizzata dal clero musulmano.
Cosa possiamo fare?
È possibile tentare di salvare il dottor Shaikh. L’IHEU, di cui la nostra associazione fa parte, ha lanciato una campagna internazionale in suo favore.
I cittadini Europei possono chiedere al proprio ambasciatore nell’EU di prendere in considerazione l’asilo per il dr. Shaikh. Taslima Nasrin fu salvata dai fondamentalisti del Bangladesh in questo modo. La legge di blasfemia del Pakistan viola qualunque standard internazionale di giustizia; chiamare blasfemìa la critica religiosa è primitivo; la pena di morte per reati d’opinione è inaccettabile.
Scrivere al ministro degli esteri, chiedere che prenda contatti con l’ambasciatore/il console pakistano per esprimergli la sua preoccupazione, e di mandare un osservatore al processo contro il Dr. Shaikh, se non viene rilasciato.
Chiedete a parlamentari di fiducia di contattare l’ambasciata/consolato pakistano in Italia.
Indirizzo dell’Ambasciata del Pakistan in Italia:
via della Camilluccia 682
00135 Roma
Tel. +39 06 329 4836 / +39 063 630 1775 / +39 06 329 6523
Chiedere l’aiuto della vostra sede di Amnesty International, per far adottare il dr. Shaylh come incriminato per reati d’opinione.
Amnesty International italiana
Via Giovanni Battista De Rossi 10
00161 Roma
tel. +39 064 4901
fax. +39 064 490 222
Scrivere al Commissario dell’ONU per la libertà di religione e di credo:
dr. Abdul Fatteh Amor
Special Rapporteur on Freedom of Religion and Belief
1211 Geneva 10, Switzerland
fax: +41 22 917 9016
Scrivere al proprio segretario.
Scrivere al Generale Pervez Musharraf. A tal fine abbiamo preparato un testo in italiano da inviare al Generale alla casella e-mail ce@pak.gov.pk (copia per conoscenza in CCn (BCC) anche a campaign@iheu.org, per monitorare la quantità di adesioni alla campagna).
A questo testo basta aggiungere solo la propria firma.
Il testo è modificabile di proprio pugno: attenzione a usare il rispetto dovuto a un capo di Stato! Una parola di troppo e non sarà in pericolo solo la vita del dr. Shaikh…
Notizia inserita il: 28-03-06 Creata da: Maria Gloria BORSA [3151]
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