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O Diario Servas di Savino, Maria Rosaria, Caterina e Alessandro
Il nostro primo viaggio Servas Quest’anno, per la prima volta, abbiamo deciso di viaggiare Servas. E’ stata davvero un’esperienza unica e indimenticabile. Fino ad oggi abbiamo solamente ospitato persone da diverse parti del mondo, poiché con noi vive il nonno e ci dispiace lasciarlo da solo per lunghi periodi; ad ogni modo stavolta ci siamo fatti coraggio e siamo partiti per la Germania e l’Austria, cercando di realizzare un percorso lungo il Danubio. Siamo in quattro, ma non è stato difficile trovare qualcuno che fosse disponibile ad ospitarci. Da questo punto di vista l’avvento di internet e della posta elettronica, costituisce un notevole aiuto anche per noi Servas. Dopo vari entusiasmanti preparativi per la partenza, acquisto dei sacchi-letto, vari pensierini da distribuire ai nostri ospiti ed altro, finalmente siamo partiti, il 16 luglio, in macchina. Abbiamo fatto prima tappa a Imola, dove vive un nostro vecchio compagno di scuola, con la sua compagna. Loro non appartengono all’organizzazione Servas, ma come ci aspettavamo abbiamo trovato un grande ospitalità e…abbiamo potuto gustare le spettacolari pietanze di Claudia. Il giorno dopo abbiamo ripreso il nostro viaggio nel caotico traffico dell’autostrada di Bologna; con grande emozione nel pomeriggio abbiamo attraversato il Passo del Brennero e siamo arrivati in Austria. Quelle regioni del centro Europa sono ricche di vegetazione, di fiori variopinti, e davvero ordinatissime. Ci siamo diretti verso la Germania, in Baviera, dove eravamo attesi al paesino di Engelthal. I nostri ospiti ci hanno atteso, con grande gentilezza ed immensa pazienza, per cena, nonostante fossimo arrivati oltre l’orario previsto (l’autostrada nei pressi di Innsbruck è stata chiusa per un grave incidente e abbiamo dovuto deviare per strade interne, a dire il vero molto piacevoli da attraversare). Abbiamo parlato a lungo con i nostri ospiti, due pastori luterani, Matthias ed Elke e la loro figlia Marlene. Erano molto gentili e cordiali ed appassionati di musica (lui suonava il piano e la figlia la chitarra). Ci hanno mostrato la loro casa, che era parte di un vecchio monastero, e le nostre stanze, e sul più tardi siamo andati a letto, esausti, per il lungo viaggio. Il giorno dopo abbiamo fatto la nostra prima colazione tedesca e Matthias ci ha fornito una cartina spiegandoci dove si trovava la cittadina di Hersbruck, che secondo lui dovevamo visitare. Ci ha indicato anche un grande lago, nelle vicinanze, che a suo dire era molto bello. Hersbruck è una cittadina graziosa e abbiamo cominciato a “studiare”ed ammirare le case tedesche, l’attenzione dei proprietari per i dettagli, la cura dei particolari, dalle tendine alle decorazioni, ai gerani coloratissimi. A ora di pranzo abbiamo deciso di provare la cucina tipica e abbiamo trovato un chioschetto dove servivano panini con wurstel e vari vegetali che non sempre siamo riusciti a riconoscere. Spinti dalla curiosità di provare il cibo tipico dei tedeschi abbiamo assaggiato varie specialità, facendo finta di non accorgerci che si trattava di un vero e proprio attentato alla famigerata “linea” e a tutti i buoni propositi dietetici che spesso rinnoviamo . Dopo pranzo siamo andati al lago, che era davvero molto bello e suggestivo. Abbiamo anche affittato un pedalò, su insistenza di Alessandro (pur di fare il giro sul lago in pedalò, Alessandro ha scommesso con il padre che avrebbe chiesto in inglese al titolare del bar, che noleggiava i mezzi, tutti i dettagli per averne uno: ebbene, ha avuto la faccia tosta di affrontare da solo l’energumeno tedesco ed è riuscito a fargli capire cosa voleva!). In serata siamo tornati a casa dei nostri ospiti, e una volta lì, Elke e Rosaria si sono accordate perché noi cucinassimo per loro. Così abbiamo cenato all’italiana (urrà!!). Il giorno dopo siamo andati a Norimberga, una grande e ricca città. Abbiamo visitato molte chiese, le piazze, il mercato, il castello e abbiamo mangiato in un ristorante dove nessuno parlava inglese e il menù era solo in tedesco; è stato divertente ordinare le portate indicando qualcosa scritto sul menù e sperando vivamente che fosse proprio quello che immaginavamo…devo dire che comunque le nostre origini napoletane ci hanno permesso, con il linguaggio dei gesti, di stabilire un minimo di comunicazione con la povera cameriera che si sforzava di spiegarci qualcosa! La sera siamo andati a cena dai nostri ospiti che ci hanno fatto visitare il loro piccolissimo paese e più tardi, mentre gli adulti tenevano “alte discussioni filosofiche” con Matthias ed Elke, Caterina e Alessandro hanno insegnato a Marlene un gioco di carte. Il giorno dopo abbiamo salutato con tristezza i nostri gentilissimi ospiti, con la speranza di rivederci prestissimo in Italia, e siamo partiti alla volta di Regensburg. Verso sera siamo arrivati a casa dei Servas, una coppia di psicologi, Burkard ed Elfi, con i loro figli Sophia e Felix. I nostri ospiti hanno una bella casa, ma soprattutto un ricco giardino/orto, che soddisfaceva a pieno le loro esigenze, visto che sono vegetariani. Erano anche loro appassionati di musica (chi suonava il piano, chi il violino, chi la tuba) ed, in effetti, ci ha colpito come in generale, i nostri ospiti tedeschi fossero particolarmente interessati e dimostrassero un vero rispetto per l’arte in genere. Abbiamo trascorso la serata insieme fino a tardi, dando spazio a discussioni impegnative su argomenti politici e dell’organizzazione della vita quotidiana, confrontando le similitudini e le differenze con le nostre abitudini. Il giorno dopo abbiamo visitato Regensburg. E’ una città molto romantica, attraversata dal Danubio, con ponti che permettono il passaggio da un lato all’altro della città ed un centro storico molto grazioso. Qui abbiamo rincontrato Christine, una ragazza servas che avevamo ospitato qualche mese prima a casa nostra. E’ stato emozionante rivedersi; quando l’abbiamo chiamata sul cellulare dicendole che se voleva poteva raggiungerci in un centro commerciale della città, non credeva a quello che sentiva. Pensava ad uno scherzo e lascio immaginare l’emozione dell’incontro. Felicissimi abbiamo trascorso la giornata insieme. Christine è stata gentilissima e ci ha fatto da guida nella città, dove finalmente, ad ora di pranzo, abbiamo avuto qualcuno che ci aiutasse a tradurre il menù . Tra le tante cose viste ed apprese, ovviamente abbiamo più volte attraversato i ponti sul Danubio o potuto ammirarne la bellezza da luoghi che non immaginavamo esistessero in Germania (chi di voi conosce il tempio di Walhalla?); Christine ci ha anche raccontato una leggenda locale, legata ad uno dei ponti sul Danubio e alla cattedrale che si trova nel centro di Regensburg, ovvero nelle vicinanze del ponte: “un tempo il costruttore del ponte e il costruttore della cattedrale fecero a gara a chi finiva per primo la propria costruzione. Il costruttore del ponte però fece un patto col diavolo: quest’ultimo l’avrebbe aiutato a finire per primo, ma in cambio avrebbe avuto le prime tre anime che sarebbero passate sul ponte. Fu così che il costruttore del ponte finì per primo e vinse; egli allora fece in modo che il primo a passare sul ponte fosse proprio il costruttore della cattedrale. Le altre anime che fece passare furono un cane ed una gallina. Il diavolo, infuriato per essere stato imbrogliato, creò dei mulinelli in quel tratto del Danubio, in modo che chiunque cadesse nel fiume fosse attirato verso il basso e lui se ne sarebbe impossessato”. La sera, siamo tornati a casa dei nostri ospiti con i quali, sul tardi, ci siamo recati in un parco della città dove si svolgeva una manifestazione artistica simile a quelle che in Italia vengono definite “Notti bianche”; con la minaccia incombente di un temporale estivo abbiamo così potuto assistere, tra l’altro, ad una rappresentazione teatrale comica, in tedesco, di un gruppo locale (eravamo gli unici a non ridere in continuazione!). Viaggiare Servas combina anche di questi scherzi! Il giorno dopo siamo tornati a Regensburg e abbiamo completato la visita del centro storico. La sera i nostri ospiti ci hanno intrattenuto a cena fino a concludere con un frenetico gioco di carte che ha coinvolto tutti i membri delle due famiglie. Ancora una volta abbiamo dovuto salutare a malincuore i nostri amici, pronti a partire per Vienna. Anche a questi ultimi gentilissimi ospiti abbiamo detto che avremo, al ritorno in Italia, provveduto a raccontare della loro ospitalità, e che sicuramente avrebbero avuto una discreta affluenza di ospiti italiani. Durante il viaggio ci siamo fermati a Salisburgo, deliziosa ed elegante, sembra una piccola bomboniera. Abbiamo visitato varie chiese e la casa-museo di Mozart. Qui si respirava l’aria di una città d’arte; dappertutto il richiamo a Mozart era più che evidente e si intuiva il valore importantissimo che assumeva per i cittadini del luogo il “culto della musica”, intesa come mezzo di comunicazione che supera i confini tra i popoli ed anzi permette di avvicinarli accomunandoli; quale esempio di tutto ciò la fortuna ha voluto che nel mentre fossimo nei pressi del duomo di Salisburgo un gruppo di artisti di strada, armati di strumenti musicali, si è esibito in una splendida interpretazione delle Quattro Stagioni di Vivaldi. E’ stato affascinante godersi quella musica, ascoltata dal vivo, in religioso silenzio, per strada, tra una folla di passanti e turisti di varie nazionalità, accomunati dal fascino delle note e dalla suggestione del luogo! Qualcosa che non dimenticheremo facilmente! Purtroppo il tempo scorreva e nel nostro programma la tappa nella città di Mozart era stata inserita per l’ingordigia di voler vedere quanto più possibile, approfittando di trovarsi nelle vicinanze, ma sapevamo che l’avremmo dovuta vivere un po’ “alla giapponese”, per non presentarci a Vienna dal nostro nuovo ospite in orario inopportuno. Eccoci quindi di nuovo in macchina e di nuovo a macinare chilometri, abbiamo scelto di arrivare alla nostra meta, attraverso vie interne che mostravano paesaggi fatti di distese sconfinate di alberi e piccole case curatissime, sempre ornate da fiori disposti con cura e contornate da prati perfetti, ma anche di grandi fattorie dove persino la legnaia era perfetta. Giunti a Vienna abbiamo potuto constatare che anche il nostro ultimo ospite non smentiva l’idea che ci siamo fatta dei servas, quali persone spesso particolari, con interessi culturali nei più vari settori e di grande disponibilità. Nei successivi due giorni abbiamo fatto i turisti in una Vienna che pur essendo estesissima è servita con grande efficienza da una rete di metropolitane che si intersecano tra di loro e permettono di raggiungere tutti i posti di maggiore interesse. Non abbiamo potuto fare a meno di notare l’antica ricchezza della città, dove tutti i palazzi del centro storico erano minuziosamente decorati. La precisione e la perfetta organizzazione dei Viennesi si poteva ammirare anche in luoghi come un elegante supermercato del centro, dove tutto era perfettamente lucido ben riposto e soprattutto con grande gusto e catalogato in precisi settori. Qualcosa insomma di sorprendente, soprattutto per noi che proveniamo da un posto in cui alle numerose carenze organizzative si compensa spesso con l’improvvisazione e la fantasia! Per sentirci dei “veri viennesi”, non abbiamo esitato a recarci al Prater, noleggiare quattro bici e scorazzare in lungo e largo come abbiamo visto fare ai cittadini del luogo. Vienna ci ha ricordato lo splendore dell’aristocrazia e ci ha riportato alla mente i ricordi della storia dell’epoca imperiale di cui finora avevamo soltanto potuto immaginare lo splendore intuendolo dai libri di storia. Nel frattempo il nostro ospite, pur non avendo in quei giorni la moglie presente in casa, si è prodigato per renderci la permanenza confortevole; inoltre ci ha fornito molte informazioni utili su come muoverci in città e quali luoghi visitare. Dulcis in fundo ci è sembrato d’obbligo dare un segno della nostra irrequietezza ad un popolo così preciso da sembrare ai nostri occhi più “tedesco dei tedeschi”; ci hanno pensato Caterina e Alessandro: incuriosita da un aggeggio tecnologico presente su un autobus, disposto nelle vicinanze del posto riservato ai portatori di handicap e pieno di led colorati che lampeggiavano ruotando in continuazione, Caterina non ha saputo resistere alla tentazione di indurre il fratello a premere con insistenza i vari pulsantini che corredavano lo “strumento infernale”! Risultato finale: il pullmann ha cominciato ad inclinarsi sempre più da un lato, fino a quando l’autista insospettito non ha bloccato tutto. Fermatosi, si è alzato dal suo posto e con chiarissime parole in tedesco, che pur essendo lingua da noi completamente sconosciuta, stavolta abbiamo compreso perfettamente  , ha cominciato a rimproverare Alessandro ad alta voce e gesticolando! I ricordi sono ancora tanti che forse potremmo riempire molte pagine del notiziario, soffermandoci sui luoghi incantevoli, sulla cordiale ospitalità, sulla stanchezza degli ultimi giorni. Sulla via del ritorno, sempre per rendere il viaggio meno lungo ci siamo fermati un giorno da alcuni nostri vecchi amici ad Udine, pensate che la curiosità ci spingeva a girare e visitare ogni luogo, ma oramai la stanchezza superava l’entusiasmo, così le nostre tappe sono diventate solo incontri piacevoli con vecchi e nuovi amici. L’unica conclusione che abbiamo tratto con certezza, tutti noi, è che un’esperienza così, va sicuramente ripetuta al più presto possibile! Savino, Maria Rosaria, Caterina e Alessandro C.
Notizia inserita il: 13-10-07 Creata da: Beatrice BOCCARDI [667]


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