Vergogna!
“Utaniyoruz” - Inizia così il quotidiano Hurriyet per
commentare la tragica notizia della morte di Giuseppina Pasqualino di Marineo.
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Cari soci, oggi,
mentre eravamo a Rimini per la nostra assemblea di primavera, il primo
ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso le sue condoglianze ai
familiari di Pippa e a tutti gli italiani.
Su tutti i giornali è apparso come predominante il fatto che
Pippa era un’artista e che il suo viaggio era una performance artistica. Anche
in rete ci sono centinaia di articoli che la descrivono come una giovane
artista, impegnata in una delle sue performance. Ho addirittura letto gravi
critiche che senza pudore le accollano la responsabilità dell’accaduto e se non
a lei, quantomeno alla madre, che l’avrebbe educata male. Il suo sito è stato
chiuso perché iniziava a raccogliere insulti di tutti i tipi.
Tutti questi commenti, queste descrizioni grossolane, questi
insulti, a un certo punto quasi mi sono spariti da sotto gli occhi quando è
apparsa una semplice frase, sempre di Erdogan: “Non riesco a trovare le parole
giuste per descrivere questo assassinio efferato”…”Siamo profondamente
rattristati dall'omicidio di questa inviata di pace”.
Ecco, non una delle varie voci dei paesi cosiddetti
democratici aveva centrato così bene la questione, ma stranamente proprio lui,
il primo ministro della Turchia, che è andato diretto all’essenza del malessere
che mi ha colto oggi, durante l’assemblea, quando ho appreso cosa era successo
e, soprattutto, chi era Pippa: una socia Servas, in viaggio di pace.
Mi sembrava quasi di essere un alieno quando oggi a Rimini,
preso il microfono e detto quello che sentivo in quel momento, non accadeva
quasi niente. Nei miei sogni dell’attimo ho sperato in un immenso applauso
infinito per Pippa, una fiaccolata, le persone che scrivevano poesie, lettere,
canti per liberare la commozione e trasformarla in solidarietà, ho visto il sentimento
liberarsi e produrre affetto per questa bella persona…ho visto tutti, uno ad
uno, alzarsi e declamare il proprio rammarico e la propria tristezza…purtroppo,
no.. tutto questo non è mai accaduto, erano solo le mie fantasie…
I coordinatori, per esempio, avevano altro a cui pensare,
giustamente non si può mettere una dedica a Pippa sulla guida Servas, perché
non è il posto giusto, non si può reagire… anzi, fate attenzione
fateva una performance artistica…è andata vestita da sposa in Turchia…, certo no,
un articolo sul notiziario chi lo potrebbe negare…
Questo atteggiamento, lo confesso e lo scrivo, mi ha
amareggiato. Ho immaginato Pippa, che non conoscevo, ma che la sento invece
così vicina ai miei ideali, lì fra noi che ci guardava stranita. Come comprendere
che tante persone, che si sciacquano la bocca con il pacifismo… i seminatori di
pace, quando un pacifista vero muore, non per un delitto politico certo, ma per
un delitto di un bruto!? Non reagiscono o reagiscono flebilmente o comunque,
data la notizia, si rimettono lì, tranquilli, come se si fosse annunciato che
la Ferrari ha perso il Gran Premio?
Ma insomma! Non c’è nessuno qui che si dispera?! Dove sono
finito in una riunione fra frigoriferi??
Certo, lor signori si indigneranno, scriveranno reagiranno?
Spero proprio di sì, perché vorrei che se anche solamente per dimostrarlo a me,
un nulla, le loro penne si animassero e arrivassero alla famiglia di Pippa
centinai anzi migliaia di lettere di solidarietà dei soci servas di tutto il
mondo. Inventiamoci una cartolina per ogni socio servas, una email, un sms, un
canto, mettiamo insieme tutti i nostri pensieri, facciamoci sentire!
Sì, dimostrate che non siete con la schiena curva sulla
ordinarietà della brutalità e della violenza, reagite, alzate la testa e dite
che la brutalità non ha colori politici, un delitto brutale e fine a sé stesso
non è meno grave di un delitto politico è analogo e mina allo stesso modo
l’essenza della vita, della pace! Volendo richiamare la giustizia delle Corti,
agire per futili motivi è addirittura considerato più grave del delitto
politico, ma credo che per un pacifista debba valere la regola della tolleranza
zero in questa materia: la violenza è violenza, punto e basta; non mi
interessano i motivi che l’hanno generata.
I ricordi di Don Milani mi sfrecciano rapidi nella mente, ne
soffro il peso morale e anch’io vorrei sempre essere quel formatore, nei miei
corsi, che ha l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un
lato formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi
migliori cioè di senso politico, diceva il sacerdote e di un mondo migliore,
aggiungo io.
Ecco ciò che ha fatto esporre Pippa, non l’incoscienza, ma
la ricerca di cambiare il mondo come seminatrice di pace servas.
Ma non l’ha fatto vigliaccamente o “prudentemente”
standosene protetta nelle gallerie d’elite: l’ha fatto pagando di persona,
provocando la bestia? Non curandosi delle paure? Andando incontro alla morte?
Ancora Don Milani: “chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore,
cioè che ama la legge più degli altri”.
Sta a noi dire quale legge amava Pippa, dobbiamo gridarlo,
farci sentire, scriverlo su tutti i muri perché era la legge dell’amore, del
rispetto, della pace, di servas.
Nemmeno Don Milani capiva come si potesse confondere
qualcuno così con l’anarchico. Chi paga di persona i propri ideali di pace è
per me un eroe che ha scelto la strada giusta e non un incosciente che non
capisce in che mondo vive e se ne frega dei diritti altrui.
Pippa, un eroe pacifista del mondo moderno; la sua forza:
l’arte. Ha fatto uno straordinario e generoso atto di coraggio per seminare la
pace e per comunicare con l’arte l’amore fra i popoli. Una persona che
possedeva caratteristiche ed abilità maggiori di altre persone, che come me se
ne stanno bellamente in poltrona a scrivere lettere e che ha compiuto un’azione
straordinaria a fin di bene. Certo conosco altre donne così, che fanno cose
simili e che sono testarde nel perseguire il loro cammino, ma questo non
diminuisce di nulla il valore del suo gesto e della persona.
Caro Vito, signor Presidente di Servas Italia, eccolo il mio
messaggio di pace e la mia richiesta ufficiale quale iscritto di questa
associazione; è contro ogni violenza è senza compromessi, è una porta aperta e
bloccata così, che non può chiudersi, è per Pippa e per ciò che ha fatto e ciò
che rappresenta per me, è per lei, un eroina della pace, una donna, una
persona, una pacifista che ha anticipato i tempi.
Questa persona merita la nostra stima, la nostra
ammirazione, la nostra mobilitazione, la nostra intransigenza ferma a
condannare questo modo ostile e violento, merita che chi ha la responsabilità
della rappresentanza si attivi, faccia vedere e sentire che esistiamo e che
disapproviamo la brutalità e l’orrore. Merita che Servas Italia si faccia
vicino alla sua famiglia e l’abbracci con tutto il calore che le quasi duemila
persone che siamo potranno dare.
Merita che al numero C56 della lista ci venga scritto chi
era Pippa, cosa ha fatto e come è morta: seminando la pace nel mondo.
Cara Pippa, il tuo esempio è un grande esempio. Grazie.